Prossimo Evento: 14 - 15 - 16 Novembre 2025


Il sentiment con il quale scriviamo questo editoriale è duplice. Da un lato, non lo nascondiamo, c’è un po’ di scoramento nel raccogliere le ennesime testimonianze di difficoltà che la distribuzione italiana sta vivendo proprio nella vendita dei prodotti legati alla nostra beneamata disciplina. Già, perché a leggere le ulteriori interviste dell’esclusiva inchiesta “La Carica dei 101”, abbiamo la conferma delle puntate precedenti.

Emerge chiara la fotografia di un mercato un po’ troppo confuso, frammentato, disordinato, nel quale le vendite, salvo rare eccezioni, non crescono più. Anzi. I rivenditori lamentano politiche distributive caotiche, prezzi online non regolati, concorrenza sleale tra nuovi e vecchi canali. Una racchetta può arrivare in negozio con un listino sopra i 300 euro ed essere venduta su portali terzi con una scontistica significativa il giorno dopo. L’usato, talvolta di dubbia provenienza, circola su Telegram e marketplace senza alcuna tracciabilità. Il risultato è un ecosistema che rischia di danneggiarsi da solo, in cui il prodotto si svaluta in tempo reale e la customer experience si affida troppo spesso all’improvvisazione.

Il sentiment comune emerso è chiaro: troppe racchette, troppo simili, troppo spesso sostituite. “Alcune pale sono vecchie già al momento del lancio” è una delle dichiarazioni che più colpisce. Insieme all’appello a una maggior selettività nella distribuzione, una miglior valorizzazione del punto vendita specializzato e più eventi di test per il pubblico, veri motori d’acquisto consapevole. Ecco perché i rivenditori chiedono meno quantità e più qualità. Certo, il discorso non può essere generalizzato e fortunatamente ci sono brand e distributori seri, professionali, che immettono sul mercato prodotti coerenti e ben posizionati.

È indubbio però, inoltre, che anche in termini di praticanti si sia assistito prima a un rallentamento e negli ultimi mesi addirittura a un calo. C’è da preoccuparsi? La risposta che diamo, forte e chiara, dal nostro punto di vista è “No, ma dipende”. No perché il padel ha ancora un grandissimo potenziale inespresso se pensiamo che siamo (forse) arrivati a 1,5 milioni di praticanti. Che su una popolazione di circa 59 milioni è decisamente poco. C’è margine per tornare a crescere, a patto che si lavori in modo serio, coordinato e lungimirante per portare nuova linfa e nuovi utenti al settore, partendo dai più giovani ma non solo. Anche di questo torneremo a parlare ampiamente nei prossimi numeri di Padelbiz.

C’è, tuttavia, un altro elemento che emerge chiaramente dal mercato e che deve portarci a calmierare la negatività di cui sopra con una robusta dose di sano ottimismo. Siamo infatti reduci dalla recente partecipazione al Padel World Summit 2025 di Barcellona (che racconteremo più nel dettaglio sul prossimo numero), con oltre 6.000 professionisti e 150 espositori da tutto il mondo. L’evento ha offerto una panoramica completa sulle tendenze emergenti nel settore, con particolare attenzione all’internazionalizzazione, all’innovazione tecnologica e alle opportunità di investimento.

Durante la Padel Global Conference, oltre 100 relatori hanno discusso temi cruciali come la professionalizzazione del padel, la sua possibile inclusione nei Giochi Olimpici del 2032 e la sostenibilità delle strutture. L’esperienza del Summit ha rafforzato la consapevolezza che il padel ha il potenziale per diventare uno sport di rilevanza mondiale. Con alcuni mercati strategici che sono ormai partiti (vedi la Francia, di cui parliamo nelle prossime pagine) o stanno per farlo (sul prossimo numero analizzeremo nel dettaglio le varie aree geografiche del mondo padel).

Ma, se ci pensiamo, per raggiungere in pieno questo obiettivo è fondamentale che ogni mercato si sviluppi proprio in due direzioni: quella più contingente e locale, con un lavoro che potremmo definire quasi a “chilometro zero”. E quella più generale e strategica, con una visione sempre aperta e globale, confrontandosi e collaborando con partner internazionali per condividere idee, best practice e innovazioni. In entrambi i casi servono studio, applicazione, professionalità, entusiasmo, passione, impegno e dedizione continui, possibilmente tutti combinati nelle giuste dosi. Quanti, prima di lamentarsi solamente dei chiaro-scuri del mercato, possono affermare con onestà intellettuale di padroneggiare davvero queste doti?


Benedetto Sironi
benedetto.sironi@mag-net.it



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