Non sempre, ma spesso, le migliori scelte e intuizioni sono un giusto compromesso tra le due parole di cui al titolo di questo editoriale. Del resto la tentazione e persino l’invito a essere “folli” sono stati sdoganati ormai da qualche anno, specialmente dopo il celebre discorso agli studenti dell’università di Stanford durante il quale il buon Steve (Jobs), fondatore di Apple, pronunciò una delle frasi più note e iconiche della contemporaneità: “Stay hungry, stay foolish” (“Restate affamati, restate folli”). Era il 12 giugno del 2005. E il padel, perlomeno in Italia, non lo conosceva (figuriamoci se lo praticava) praticamente nessuno. Idem nella maggior parte dei paesi di tutto il mondo, a eccezione come ben sappiamo di Spagna e Argentina.
Cosa c’entra questa divagazione storico-tecnologica con il nostro settore, vi chiederete. Apparentemente nulla, se non che proprio alla figura dell’iconico Steve possiamo associare per l’appunto le due “virtù” dalle quali siamo partiti: una (sana) follia e un (doveroso) buonsenso. Senza il quale anche un genio ribelle come lui non avrebbe creato “l’impero della Mela”, oggi il brand più celebre e influente del mondo secondo molte classifiche, nonché l’azienda con la più alta capitalizzazione in borsa. Due doti decisamente importanti per chi ambisce a raggiungere grandi traguardi. Ma che devono essere ben mescolate tra loro, senza che una sovrasti l’altra.
Un po’ troppo folle e poco di buonsenso rischia, invece, di essere la situazione creatasi proprio nelle ultime settimane nell’ambito del padel professionistico. Il tutto, deflagrato nel mese di febbraio, è peraltro in divenire e vi invitiamo a seguire i puntuali aggiornamenti sui nostri canali digitali. Riassumendo: l’Associazione Giocatori (PPA) è entrata in aperto conflitto con il Premier Padel, boicottando di fatto la partecipazione dei primi 100 top player al torneo di Gijon in Spagna (24 febbraio-2 marzo) per protesta contro la nuova distribuzione dei punti e il ridotto numero di coppie ammesse. Uno scontro che ha portato a una risposta sorpresa e stizzita da parte del circuito, oltre che a possibili implicazioni legali. Contrasto che pare proseguire anche per la tappa a Cancun in Messico (10-16 marzo), mentre al successivo P1 di Miami sembra confermata la partecipazione delle principali coppie del circuito.
Una situazione che ci fa tornare indietro di tre anni (era il 2022) alla battaglia legale tra l’allora World Padel Tour e il nascente Premier Padel (che poi di fatto lo acquisì). E certamente non fa bene a uno sport, è bene ricordarlo, ancora in una fase decisamente iniziale della sua evoluzione, dove i mercati che potremmo considerare come “maturi” sono di fatto solamente tre in tutto il mondo (oltre a Spagna e Argentina mettiamoci la Svezia, mentre l’Italia per tanti motivi non è ancora tra questi). Dove bisognerebbe concentrare sforzi, risorse attenzione e visibilità anche mediatica su tanti altri aspetti.
Tra i quali: un reale allargamento dei giocatori professionisti in sempre più nazioni del mondo (diminuendo il predominio ispano-argentino); una sempre maggior professionalità nella gestione dei club, dei negozi e pure dei brand (abbiano purtroppo ancora tanti casi di persone che si improvvisano imprenditori in questi ambiti, con più danni che benefici); una reale attenzione e iniziative concrete per la promozione del padel a livello giovanile, dove c’è ancora tantissimo da fare da tutti i punti di vista. Argomento del quale non a caso torniamo a parlare con un approfondimento dedicato nelle prossime pagine di Padelbiz. Un numero speciale, peraltro, che troverete in distribuzione extra anche durante i tre giorni della fiera Racquet Trend Expo di Milano (7-9 marzo). Dove saremo presenti con il nostro stand e alcune belle (e un po’ folli, ma di buonsenso) sorprese per tutti gli appassionati di padel e sport di racchetta.
Benedetto Sironi
benedetto.sironi@mag-net.it
